La Grande Guerra Aerea - 5.5 - 1918 - Vienna
Questa storica missione fu concepita nell'estate del 1918 dal servizio propaganda del Comando Supremo, diretto dallo scrittore
Ugo Oietti. Si stabilì che a effettuarla fosse la
87^
SVA «Serenissima» di
San Pelagio. Il generale
Bongiovanni confidò il progetto a
D'Annunzio che aveva già proposto nel 1915 una missione di bombardamento su Vienna. La sua idea non trovò però mai pratica realizzazione. Quando il poeta-soldato apprese da
Bongiovanni ciò che stava per accadere si fece aggregare alla
87^ per partecipare all'impresa. L'impresa che lo scrittore-soldato volle a tutti costi realizzare ha in se qualcosa che va oltre il significato del gesto "materiale"; ebbe bensì un risvolto psicologico devastante nell'animo del nemico Austriaco,
con una forte carica di impresa romantica d'altri tempi; ebbene, l'aereo incarnava alla perfezione il pensiero dannunziano, sembrava infatti esser stato appositamente creato per metterlo in sintonia con il rischio del pericolo, con l'impresa impossibile,
con il tentar ad ogni costo. Limpresa per
D'Annunzio doveva essere stata affrontata con l'impiego del trimotore
Caproni, (da ricordare che per la famiglia Caproni ideò il motto "Senza Cozzar Dirocco") ma il Comando Supremo, non era d'accordo proprio perché l'utilizzo del trimotore
Caproni avrebbe significato mettere in pericolo la vita di molti uomini, senza considerare che il lavoro di preparazione sarebbe stato difficile e troppo invasivo. L'Ansaldo realizzò quindi un secondo
SVA biposto con un serbatoio da 300 Lt, che permetteva di raggiungere la necessaria autonomia per la trasvolata sui cieli austriaci, ricavato da un esemplare di serie, dopo che il primo prototipo era caduto a
Marcon con il collaudatore
Luigi Bourlot che rimase ucciso. Il capitano
Bourlot era stato scelto dal poeta come il pilota che avrebbe dovuto portarlo con sé a bordo nel raid verso la capitale austriaca. Prima del fortunato volo del 9 Agosto, furono compiuti ben due tentativi di raggiungerla. Il giorno 2 i 14
SVA trovarono le Alpi coperte e ritornarono alla base. A testimoniare le difficoltà dell'impresa basti ricordare che 3 di essi non riuscirono rientrare e andarono persi. Il successivo 8 Agosto, i rimanenti 11
SVA, ritrovarono ancora sulle Alpi una insuperabile barriera di nubi. Di nuovo furono costretti a rientrare ma questa volta, fortunatamente, non ci furono problemi. La mattina del 9 agosto 1918 alle ore 05:50 gli uomini dell'
87^ Squadriglia "La Serenissima" decollarono con undici aerei dieci dei quali erano monoposto, pilotati da
Antonio Locatelli,
Gino Allegri,
Giuseppe Sarti,
Francesco Ferrarin,
Lodovico Censi,
Aldo Finzi,
Giordano Bruno Granzarolo,
Alberto Masprone e
Vincenzo Contratti ed il biposto pilotato dal Capitano
Natale Palli;
Gabriele D'Annunzio era posizionato nell'abitacolo anteriore. I velivoli di
Ferrarin,
Alberto Masprone e
Contratti dovettero atterrare dopo poco, mentre
Sarti per dei problemi tecnici al motore dovette atterrare sul campo viennese di
Wiener-Neustadt sabotando prontamente il proprio velivolo prima della cattura. Lo stormo sorvola la valle della Drava e i monti della Carinzia, le città di Reichenfels, Kapfenberg e Nenberg, mentre ora il sole risplende nel cielo. La formazione non
è attaccata dalla contraerea, solo due caccia austriaci l’avvistano e si affrettano ad avvertire il Comando, ma non sono creduti. Alle ore 9,20 i sette aerei italiani giungono sopra Vienna e cominciano a volteggiare nel cielo, mentre una folla è
accorsa nelle vie e nelle piazze della capitale e si chiede con timore che cosa faranno quei velivoli italiani. La limpida giornata consente ai piloti di scendere al di sotto degli 800 metri di quota per sganciare migliaia di manifestini e
scattare diverse fotografie. Si riprende quindi il viaggio di ritorno, scegliendo un altro percorso per evitare eventuali agguati dell’aviazione austriaca. Dopo avere superato le Alpi e volato sopra Trieste (dove un idrovolante si leva in volo, ma non
riesce a raggiungere la formazione italiana), gli aerei sorvolano l’Adriatico e Venezia, dove
D'Annunzio lascia cadere un suo messaggio augurale. Alle 12,35 il personale del campo di
San Pelagio, dove sono presenti i generali
La Polla e
Bongiovanni, avvista la formazione in avvicinamento. Alle 12,40 il tenente
Lodovico Censi, giunto sulla verticale del campo, ha ancora la lucidità per compiere con il suo aereo due looping perfetti, poi è il primo ad atterrare e, appena toccata terra. grida a gran voce ai compagni che sono corsi a festeggiarlo:
“A settecento metri su Vienna”. Gli altri aerei si pongono in fila e atterrano uno dopo l’altro, ma i piloti sono così stremati e devono essere aiutati per usciere dagli abitacoli. e dopo aver effettuato delle foto ricognitive,
inondarono il paese con il lancio di cinquantamila volantini scritti da
D'Annunzio, e trecentocinquantamila volantini con traduzione in tedesco del testo scritto da
Ugo Oietti.
L'impresa come già accennato anche se militarmente irrilevante ebbe una notevole efficacia psicologica contribuendo a peggiorare il già pessimo umore del popolo austriaco provato da un lungo e sanguinoso conflitto.
Dopo il ritorno dei velivoli sul campo di partenza, il Comando Supremo riportò il seguente comunicato ufficiale: « Zona di guerra, 9 agosto 1918. Una pattuglia di otto apparecchi nazionali, un biposto e sette monoposto, al comando del maggiore
D'Annunzio, ha eseguito stamane un brillante raid su Vienna, compiendo un percorso complessivo di circa 1.000 chilometri, dei quali oltre 800 su territorio nemico. I nostri aerei, partiti alle ore 5:50, dopo aver superato non lievi difficoltà atmosferiche,
raggiungevano alle ore 9:20 la città di Vienna, su cui si abbassavano a quota inferiore agli 800 metri, lanciando parecchie migliaia di manifesti. Sulle vie della città era chiaramente visibile l'agglomeramento della popolazione.
I nostri apparecchi, che non vennero fatti segno ad alcuna reazione da parte del nemico, al ritorno volarono su Wiener-Neustadt, Graz, Lubiana e Trieste. La pattuglia partì compatta, si mantenne in ordine serrato lungo tutto il percorso e rientrò al campo di
aviazione alle 12:40. Manca un solo nostro apparecchio che, per un guasto al motore, sembra sia stato costretto ad atterrare nelle vicinanze di Wiener-Neustadt.»
Il Volantino scritto e preparato da D'Annunzio riportava le seguenti frasi: « In questo mattino d'agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l'anno della nostra piena potenza, l'ala tricolore vi apparisce all'improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro. È passata per sempre l'ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l'impeto. Ma, se l'impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno. L'Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l'Ourcq di sangue tedesco. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la gioia dell'arditezza, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremo osare e fare quando vorremo, nell'ora che sceglieremo. Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l'Italia!» L’Ufficio Propaganda giudica il testo troppo lungo e poco efficace, per cui si affida a Ugo Oietti la stesura di un secondo volantino che sarà tradotto anche in tedesco: “Viennesi! Imparate a conoscere gli italiani. Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi Italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco, testardo, crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni. Viennesi! Voi avete fama di essere intelligenti. Ma perché vi siete messi l’uniforme prussiana? Ormai lo vedete tutto il mondo s’è rivolto contro di voi. Volete continuare la guerra? Continuatela, è il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria decisiva è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandola. Viva la libertà! Popolo di Vienna, pensa ai tuoi casi. Svegliati! Viva l’Italia! Viva l’Intesa!”.
WWW.IL FRONTE DEL CIELO.IT