La Grande Guerra Aerea - 4.4 - 1917 - Caporetto
Giunse infine l'infausto giorno di Caporetto. Alle 2 del 24 ottobre, iniziò con il gas
l'attacco delle forze austro-tedesche su Plezzo e Tolmino. Baricentro
dell'azione era il paese il cui nome divenne nella nostra lingua sinonimo di
disfatta. Nonostante le molte informazioni e i numerosi segni premonitori
che lasciavano chiaramente intravedere le intenzioni dell'avversario, tutto
venne sottovalutato. Dopo tre giorni di disperata confusione il 27,
Cadorna
ormai con il quartier generale trasferito da Udine al palazzo Revedin di
Treviso, diramò il famoso bollettino della disfatta con il quale riversava
tutte le colpe sui soldati. Il ripiegamento avvenne in maniera disordinata
in particolare nel settore della 2^ armata dove gli austrotedeschi avevano sfondato. L'Aviazione italiana si
impegnò nel tentativo di contenere l'avanzata asburgica e perdette molto
materiale lasciato sui campi che fu costretta ad abbandonare. La presenza di squadriglie da caccia tedesche non ebbe un impatto immediato. L'unico velivolo della 2^ armata perduto in
combattimento fu un
Nieuport dellla
76^ Squadriglia, abbattuto il 3 ottobre nelle linee italiane nei pressi di Sveto. Anche sul fronte della 3^ armata il quadro non cambia e il livello di
attività aerea fu comunque inferiore. Il V gruppo perse il 23 ottobre un
SP.3 della
38^ Squadriglia, abbattuto durante una ricognizione fotografica sull'Hermada. Era stata percepita
sì una maggiore aggressività della caccia avversaria, ma questo atteggiamento si era già manifestato a settembre, costringendo a riconsiderare il problema della scorta, e non era
stato quindi associato a possibili, pericolose iniziative. Molto attive erano le squadriglie da ricognizione germaniche. Il 24 ottobre, in concomitanza con l'inizio dell'offensiva la nebbia prima, la pioggia
e il vento poi, bloccarono a terra le squadriglie, ma l'indomani con il ritorno del sole si ebbe una forte ripresa dell'attività aerea. Le squadriglie da caccia della 2^ armata totalizzarono
35 sortite, 53 quelle della 3^ e 87 quelle del X Gruppo, che si aggiudicarono anche 6 vittorie in 38 combattimenti, contro la perdita di 2
SPAD. La ricognizione della 2^ armata
effettuò 52 sortite, e quella della 3^, con 18. Nelle azioni di interdizione del campo di battaglia, sui nodi stradali e sulle arterie del fondovalle da Tolmino a Caporetto, andarono
perduti un
SAML della
114^ Squadriglia, 1
SP.3 della
28^ Squadriglia, 1
Voisin della
25^ Squadriglia. Nella battaglia vennero lanciati anche
le squadriglie
Caproni, in una succesione di attacchi che si protrassero
ben oltre il tramonto. In quei giorni
venne diramato a tutti piloti disponibili l'ordine di portarsi al fronte che
fu eseguito in una situazione di caos assoluto tra la grande confusione che
aveva invaso le vie della ritirata. Il compito di sviluppare un'azione di
interdizione, mentri i reparti aerei si ritiravano, fu affidato sopratutto
alle squadriglie da bombardamento che avevano l'ordine di mantenere la
formazione per darsi protezione reciproca e facilitare il compito della
scorta affidata al X Gruppo. Neglia ttacchi a S. Lucia di Tolmino fu perduto
un trimotore della
13^ Squadriglia, il terzo
Caproni perduto in meno di 24
ore. Il giorno seguente i
Caproni pagarono un prezzo ben più pesante, con
due
Ca.3 abbattuti e un terzo danneggiato dall'onnipotente caccia
avversaria. Il 26 ottobre fu una giornata di intensi combattimenti con le
perdite che continuavano a vrescere.
Nonostante tutto, con ciò che era rimasto efficiente, essa riuscì a limitare i danni rischierandosi gradualmente al di qua del Piave. L'arretramento di 40 squadriglie si sviluppò attraverso i campi di Istrago (Spilinbergo), Casarza, Aviano, La Comina, Arcade, e Istrana. Gli spostamenti in quei giorni erano continui. Le squadriglie 112^ e 118^ da ricognizione transitarono per Istrana per poi portarsi a Padova. La 22^ e la 36^, furono arretrate fino a Ghedi e poi, il 3 Novembre, spedite anch'esse a Istrana. Presso la base alle porte di Treviso il traffico si fece molto intenso. La 139^ appena formata al CFS (Centro di Formazione Squadriglie) di Ghedi, vi fu fatta affluire in attesa di ordini. La sua III^ sezione si spostò a Pordenone. Due aerei su tre però lamentarono guasti nel trasferimento. Il 9 novembre al reparto giunsero disposizioni che lo spostavano a Nove di Bassano. A Istrana si rischierò anche la 79^ Squadriglia che vi ricevette i primi Nieuport Ni-27 francesi. Sul campo trevigiano furono inviate anche la 70^ e la 81^, la prima da Udine e la seconda da Borgnano, frazione di Cormons (GO). Vi arrivò anche la 78^ che prima era stata arretrata su Pordenone. La formazione lasciò la cittadina friulana dopo aver distrutto a terra 12 Hanriot che non poteva trasferire in volo a causa delle pessime condizioni del tempo. Da Istrana poi, con solo 2 aerei ancora in efficienza, essa continuò a peregrinare da una base all'altra, passando prima per Aviano e poi per Arcade. Infine, il 9 novembre, fece di nuovo ritorno alle porte di Treviso. La 76^ Squadriglia basata a Santa Maria La Longa nei pressi di Udine, che era stata trasferita ad Arcade il 1 novembre, il successivo giorno 10 fini anch'essa sul campo di Istrana con i 4 Hanriot superstiti. Tutte erano state spinte laggiù dal disastro di Caporetto. Intanto i ricognitori strategici tedeschi, Rumpler CV, dal Friuli, riuscivano ad arrivare fino sul Brenta fotografando il territorio. Il X Gruppo trasferì le sue squadriglie da Santa Caterina alla La Comina, e le quattro squadriglie Caproni del IV Gruppo di base a Campoformido, furono destinate la 9^ a S. Pelagio , la 10^ al campo di Marcon, la 14^ e la 15^ a quello di Verona. Rimasero per il momento alla La Comina la 1^, 8^ e 13^, mentre ad Aviano quelle del XI Gruppo ( 2^, 3^, 4^, 5^, 6^, e 7^). Dalla Carnia le squadriglie 24^ e 113^ si rischierarono la prima sui campi di Belluno, Santa Giustina e Feltre, la seconda su quello di Santa Giustina, dove si raccolsero entrambe il 29 ottobre. Per alleggerire la pressione avversaria e agevolare il deflusso dalle teste di ponte alle squadriglia da bombardamento fu ordinato di lanciare tutti i velivoli disponibili a battere le rotabili che da oriente confluivano verso il Tagliamento. Il campo della Comina fu evacuato definitivamente il 1 novembre. L’8 novembre a Peschiera si incontravano le delegazioni inglesi, francesi e quella italiana capeggiata dal Re; gli alleati si erano già trovati a Rapallo due giorni prima ma erano da definire le modalità di invio degli aiuti alleati. In quei giorni i francesi inviarono la X Armata e gli inglesi l’XI e XIV Corpo d’Armata. La componente aeronautica francese inviata tra ottobre e dicembre consisteva delle squadriglie: AR14, AR22, SOP36, AR44, SPA69, N82, SOP206, SOP214, BR221, e AR254, oltre alla N561 già presente al Lido di Venezia. Le AR dotate di Dorand AR1 andarono: la AR44 a Verona e poi a Castello di Codego, la AR14 a Verona poi a Trissino e a dicembre a S. Pietro in Gù, la AR22 a Ghedi (BS) poi a Verona e subito dopo a Castelgomberto. La SOP36 montata su Sopwith 1-1/2 arrivò in dicembre a S. Pietro in Gù per passare dieci giorni dopo a Castello di Codego. Le altre furono dislocate a Nove di Bassano.L'incredibile disfatta patita dal nostro esercito rese necessario costruire dal nulla altre basi aree ad una distanza dal nuovo fronte dei combattimenti, tale da permettere ai reparti di raggiungere le zone d'operazioni in maniera ottimale. Nell'estate del 1917 era stato allestito il Campo di Marcon, che sarà il più importante del basso Piave. Dopo Caporetto riceverà l' 83^ Squadriglia, le squadriglie da ricognizione 62^, 23^, 28^ e 131^. Vi si trasferirà anche la prima sezione della 24^. Sulla base veneziana faranno poi la loro comparsa la V sezione SVA, la 201^ squadriglia e i Caproni della Marina. A Marcon però, si trasferirà soprattutto un'altra famosa coppia di squadriglie da caccia: la 77^ e l' 81^.
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